Andrew Cruel – Capitolo 3

Lucas1

Andrew spalancò la porta di casa e, per la prima volta, lo accolse il delicato profumo di deodorante per ambienti. Il muschio bianco fece contrasto col ricordo del fetore che aveva mandato in crisi la donna delle pulizie. Peggio per lei, era stata pagata! E Flo non doveva sapere quanto fosse riuscita a devastargli la vita.
Adagiò le due grosse valigie in salotto e girò il capo: Flo entrò timida, con le mani strette alla tracolla della borsa, sin nel quadrato di tramonto che si allungava dalla veranda. Il suo sguardo si calamitò sui quartieri alberati della zona Ovest. «Che vista fantastica!»
Andrew grugnì e andò a chiudere la porta. Erano rimasti soli, isolati dal mondo. Si voltò e piantò le scapole ai lati dello spioncino. Flo era lì, non era un sogno! Era meraviglioso, un miracolo… E lei era una stronza.
Sempre impeccabile nei suoi vestitini da discount; sempre dignitosa. Si fece scivolare la borsa dalla spalla e la mollò sul tavolino. «Perché mi guardi così?»
«È troppo facile tornare nella mia vita e credere che sia tutto come prima». L’amarezza dell’accusa era già andata oltre il distacco che si augurava di esibire.
«Hai ragione». Flo si passò una mano nervosa tra i ricci. «Non avrei—»
«No, non avresti dovuto».
Diventò rossa; forse si stava incazzando. «Mi dispiace! Non ero in me, non so cosa mi abbia preso! Tutti possono sbagliare!»
«Ma non tutti possono rimediare».
«Sei impossibile! Cos’è questa commedia? Vuoi solo farmela pagare o c’è un’altra ragione?»
«Non ho ancora deciso se mi va di perdonarti».
Flo aggrottò le sopracciglia sottili con una strana fierezza e gli andò incontro, petto contro petto, alzò il capo e lo fissò negli occhi. «Non ho stravolto la mia vita per un capriccio! Adesso sono qui e voglio ricominciare con te, qualunque sia il prezzo! Mi hai sentito, stupido?! Farò qualsiasi cosa per riparare ai miei errori! Se stai cercando un modo per quadrare i conti… Accomodati, sono tutta tua». Spalancò le braccia.
Lo stava dicendo davvero?! Una scarica di adrenalina affondò un crampo nella pancia di Andrew. Si era quasi ammazzato sulla strada provinciale, aveva investito un uomo, era diventato un assassino solo perché la sofferenza l’aveva accecato. E lei non poteva neanche immaginarlo. Sollevò la mano e la frustò sul viso di Flo in un poderoso manrovescio.
Lei urlò, lo strillo si mischiò a una nota interrogativa, barcollò all’indietro, cadde sul divano e restò immobile. Aveva il fiato corto e le mani premute sulla faccia, in un punto arrossato sulla pelle chiara. Dietro la capigliatura crespa, il suo sguardo lucido era quello di un animale spaventato. «Andrew…» boccheggiò.
«Ecco, brava, comincia a ricordare il mio nome». Lui si sfilò il cappotto e lo lanciò sulla poltrona, raggiunse Flo, la strattonò per un braccio e la rimise in piedi.
Lei gridò, si dibatté, ma doveva solo starsene buona. Andrew le serrò la mano tra i ricci della nuca finché non inarcò il capo all’indietro. La baciò sulla bocca con tutta la violenza, voleva farle male; lei tentò di respingerlo e si beccò un altro strattone. Non doveva protestare, non ne aveva il diritto.
Flo gli premette il corpo addosso, si sollevò sulle punte per cercare tutto il contatto che poteva. Le piaceva. Si aggrappò a lui con una forza disperata. Andrew si staccò dal bacio e la trascinò via dal salotto, nella camera di Lucas. Era quella con il letto più grande, dopotutto.
La stanza sapeva di dopobarba costoso, ideale per una perfetta rasatura da barman. Andrew scagliò Flo sul materasso e le strappò un gemito spaventato, che gli fece venire l’acquolina in bocca. Lei era bellissima e inerme, non sapeva scegliere se amarla o sbranarla; nel dubbio, avrebbe fatto entrambe le cose.
Si gettò su di lei, la spogliò e la colpì ancora, sempre più estasiato dalle sue urla. Flo lo lasciò fare, mezza impazzita a sua volta in quel gioco perverso. La pelle arrossata stava già scurendo, lei aprì le gambe e Andrew le artigliò le cosce con cattiveria, per farle capire che non avrebbe avuto scelta in ogni caso.
Si staccarono che era notte.
Andrew rotolò sulla schiena, sfinito, impregnato del suo stesso sudore.
Flo si rigirò su un fianco: aveva il fiato corto, il respiro incerto e la faccia tumefatta. Lo baciò sulla bocca come una ragazzina delicata. Ridicola: si era fatta picchiare senza pietà e già tornava alle smancerie! Eppure, il suo sorriso era bello anche con il labbro spaccato. «Sono felice di riaverti con me».
Andrew latrò una risata secca.
«Cosa c’è?!»
«Guardati il faccino».
Flo si sollevò per intercettare il grande specchio sulla parete e la sua gemella nuda, con un costume di lividi addosso, le rivolse un’occhiata perplessa. «Oh…» Si tamponò il sangue dalla bocca e fissò le dita sporche.
Andrew le diede una spintarella. «Va’ a farti una doccia». Si allungò sul comodino e recuperò una sigaretta dal pacchetto di Lucas. «Dobbiamo uscire, ho promesso a mio fratello che saremmo passati nel suo locale. Ha espresso il desiderio di conoscerti». Persino imitare il tono distinto di Lucas era una rottura di palle.
«Uscire?!» Le spalle di Flo tremolarono. «Ma… io… così…» Si indicò la faccia.
«Ah, certo. Inventati qualcosa per quei lividi, usa un po’ d’immaginazione. Adesso sbrigati a lavarti: dovresti avere un odore migliore. Il bagno è la porta di fronte».
Flo annuì, si alzò e abbandonò la camera da letto.
Andrew sogghignò tra sé, si sistemò più comodo e accese la sigaretta. Gli era mancato sbattersi Flo e, tutto sommato, le cose avrebbero potuto essere peggiori. Prima della separazione, lei non si sarebbe mai lasciata pestare in quel modo. Non era male per niente!
«Eh, Frahazanard, peccato che tu non possa godertela», borbottò al vuoto della camera. Chissà se la palla lo sentiva, in qualche modo? L’aveva lasciata nella tasca interna del cappotto, una leggerezza da non trascurare. Per il futuro, avrebbe dovuto tenersela più vicino.

*

Pioveva a dirotto quando Andrew e Flo entrarono nel Cainus, il locale che Lucas Cruel si vantava d’aver tirato su con le sue sole forze. La clientela si riduceva a un paio di coppiette sedute ai tavolini più in ombra, quattro ragazze sulle poltroncine e due ultracinquantenni zuppi di pioggia, mezzi addormentati, con le loro alternative alla benzina nei bicchieri e i tovaglioli macchiati dai resti della cena. Un lento blues si spandeva in un’atmosfera di luce fredda, del medesimo colore.
Le due cameriere parlottavano tra loro in un angolo, mentre Lucas era dietro al bancone a fare i conti su un’agenda. Sollevò gli occhi dalle pagine, sorrise e gli fece un cenno col mento. «Ce l’hai fatta a passare! Allora, posso finalmente conoscere la fortunata…» Rantolò.
Andrew prese l’iniziativa. «Flo». Era meglio condurre le presentazioni. «Lui è Lucas, mio fratello.»
Lei gli tese la mano. «Molto piacere».
«Il piacere è… mio». L’esitazione di Lucas dava il sangue al cervello. «Scusami, Flo, ma cosa ti è…»
«Oh, questi», ridacchiò lei, indicando i lividi sul viso come se fossero una spolverata di lentiggini. «L’altro giorno ho preso la mia prima lezione di kickboxing. Non credo che continuerò: sono davvero una frana».
«Cazzo, no! Se ti riducono così…»
Andrew storse la bocca. «Lucas, volevamo bere qualcosa».
«Sicuro! Avete già le idee chiare o…»
«Brandy per me. Tu cosa prendi, Flo?»
«Puoi farmi un Margarita, Lucas?»
«Non c’è niente di più facile». L’idiota le ammiccò e si aggrappò alle sue bottiglie. «Sai, Flo, sono davvero contento di conoscerti. Andrew mi aveva detto qualcosa di te, ma è sempre stato molto vago…»
Flo ridacchiò. «Comportarsi da orso è degno di lui».
«Un romantico orso». Lucas sogghignò. «Eh, sì, non se l’è passata bene in tua assenza, il mio fratellone…»
Non ne voleva proprio sapere di stare zitto. «Lu, lascia perdere».
«Il solito piantagrane». Fece scivolare il brandy sul bancone, assieme a un bicchiere d’acqua con ghiaccio. «Goditelo!»
Andrew si fiondò sull’alcol come se fosse solo. Aveva già ingurgitato metà del brandy quando Flo ricevette il suo Margarita.
Lei sollevò il bicchiere. «Allora… alla nostra?» Le sue dita tremolarono.
«Oh, sì… certo». Andrew inclinò appena il bicchiere e bevve ancora.
Lucas puntò due dita sul bancone. «Andrew, è passato il signor Marshall un’ora fa. È davvero un brav’uomo, non lo crederesti! Era preoccupato per te, diceva che sembravi un cadavere in ufficio. Mi ha chiesto se ti sei rimesso e quando potrai tornare a lavorare. Ah, dice anche di stare tranquillo: la direzione ha deciso di retribuirti i giorni di malattia, qualcosa del genere».
Flo mugolò e mandò giù un sorso di cocktail. «Chi è il signor Marshall?»
«Un mio affezionato cliente». Lucas sembrava proprio contento. «Lavora per un’azienda a due isolati da qui, mi fa avere queste». Sollevò il barattolo di cipolline per cocktail. «Ormai siamo amici, pensa che viene qui tutte le sere per l’aperitivo. Quando ho saputo che da loro c’era un posto da ingegnere vacante, gli ho detto di Andrew e lui ha messo una buona parola coi superiori».
Flo cacciò un sospiro d’estasi. «Che persona gentile!»
Andrew non aveva proprio voglia di quelle stronzate. «Potremmo cambiare argomento?»
Lucas inarcò un sopracciglio. «Sì, certo che sì».
Flo gli sfiorò la mano. «Andrew, che hai?»
«Nulla. Vado in bagno». Scolò il fondo del bicchiere e si allontanò dal bancone.
Il cesso degli uomini era una specie di scacchiera dalle mattonelle bianche e nere, così fitte da dare le vertigini persino da sobrio. Andrew si chiuse dentro con il chiavistello, andò a pisciare con tutta calma e passò al lavabo. Lasciò scorrere l’acqua fredda sulle mani, si bagnò il viso, tentò di schiarirsi le idee. Un senso di angoscia gli strisciava sotto la pelle come uno strato di vermi.
Frugò nell’interno del cappotto ed estrasse il globo di vetro: la scacchiera si accese di scarlatto.
«Frahazanard!»
«Cosa ti turba, Andrew Cruel?» La voce incorporea non si stancava mai di suonare beffarda.
«Mio fratello! Lucas! Non può smetterla di fare l’idiota?!»
«Definisci idiota, Andrew Cruel.»
Andrew digrignò i denti. «Vaffanculo!» Picchiò la schiena contro la parete e scosse il capo. Vertigini su vertigini, gli sembrava di precipitare in un baratro di quadrati bianchi e neri.
Frahazanard lampeggiò. «Questa è l’unica ragione?»
No, non lo era, ma formulare il pensiero successivo richiedeva un tipo diverso di coraggio. Forse non aveva importanza: del resto, Frahazanard si era già dimostrato capace di leggergli nella mente, ma quella volta… Poteva essere solo in attesa.
Andrew abbassò la voce più che poté. «Continuo a pensare… ecco… Lo so che è assurdo, che non può avere senso, ma… se qualcuno sapesse che sono stato io?»
«Non starai parlando di un cadavere che non esiste!» La sorpresa di Frahazanard accompagnò quell’intermittenza caratteristica che ricordava tanto una risata.
«Puoi esserne certo oltre ogni dubbio?»
«Per niente».
«Allora cosa cazzo…!» Andrew si tappò la bocca. Aveva urlato. La rabbia gli pulsava nelle tempie.
«Rilassati, Andrew Cruel. Hai la tua donna, no? Goditela!»
Andrew ripose il globo nella tasca interna del cappotto, uscì dal bagno e raggiunse il bancone. Lucas e Flo stavano ridendo di gusto e lei aveva già finito il drink. Perfetto. «Dovremmo andare».
«Così presto?» Lucas gli fece un verso ironico. «Che diavolo, fratello! Con questo schifo di tempo è già un miracolo avere la sala vuota! Vuoi mandarmi in rovina?»
«No, anzi…» Andrew recuperò il portafoglio. «Quanto…?»
Lucas gli fece una smorfia indignata. «Metti via quella roba, offre la casa».
«La casa non offre un cazzo. Dunque, un cocktail e…»
«Andrew, se non metti via quei soldi ti caccio fuori prima di lasciarti andar via».
Flo gli afferrò l’avambraccio. «Gli prepareremo una cena per sdebitarci».
Lucas sembrò soddisfatto. «Ecco, questo è un giusto compromesso».
Non valeva la pena di perdere altro tempo. «Be’… Se la metti così…»
«Andate e divertitevi, fratellone! Flo, ci vediamo a casa, giusto? Sei proprio fortunato, Andrew, davvero fortunato!»
Uscirono sotto il nubifragio. Flo strillò: la pioggia era gelida, ma Andrew bruciava dentro. Si scoprì a ragionare su cosa avrebbe fatto a casa. Dopo il modo in cui intendeva scoparla, sarebbe stata Flo a ritenersi fortunata… se fosse stata ancora capace di reggersi in piedi.
Godiamocela!

Continua…