Andrew Cruel – Capitolo 3

Lucas1

Quando Andrew Cruel spalancò la porta e avanzò nella casa che divideva col fratello, il delicato profumo di deodorante per ambienti fece contrasto col ricordo del lezzo opprimente che l’aveva permeato sino al giorno prima. La donna delle pulizie aveva impiegato una giornata intera per lustrare a dovere l’appartamento, tutto a beneficio di Flo. Non perché lui si vergognasse del disordine in sé, ma non le avrebbe mai permesso d’intuire quanto la loro rottura l’avesse devastato.
Il giovane si fece goffamente strada oltre la porta d’ingresso, trascinandosi dietro le due grosse valigie che aveva preteso di trasportare da solo. Flo lo seguì timida, incantata dal tramonto che stendeva un tappeto dorato nella cornice della grande vetrata in salotto.
«Che vista fantastica!» commentò.
Andrew rispose con un grugnito, abbandonò le valigie e chiuse la porta. Soli, isolati da chiunque altro, si scambiarono un’occhiata pregna di significati.
«Perché mi guardi così?» domandò lei.
«È troppo facile tornare di colpo nella mia vita e credere che sia tutto come prima», sentenziò il giovane in un tono d’accusa troppo amaro per essere in linea col distacco che si augurava di esibire.
«Hai ragione», convenne la ragazza, passandosi nervosamente la mano tra i capelli. «Non avrei…»
«No, non avresti dovuto», l’anticipò Andrew, senza darle modo di terminare la frase.
«Mi dispiace!» esclamò allora Flo con enfasi. «Non ero in me, non so cosa mi abbia preso! Tutti possono sbagliare!»
«Ma non tutti possono rimediare», puntualizzò lui.
«Sei impossibile! Cos’è questa commedia? Vuoi solo farmela pagare o c’è un’altra ragione?»
«Non ho ancora deciso se sono disposto a perdonarti», sentenziò Andrew.
Flo aggrottò le sottili sopracciglia in un cipiglio ferino e avanzò, ricoprendo la distanza che lo separava da Andrew per fissarlo dritto negli occhi. Lui era molto alto e la ragazza gli sfiorava a stento le spalle, ma per autorità potevano dirsi alla pari; almeno in quel momento.
«Non ho stravolto la mia vita per lasciarmi condizionare dai tuoi giochetti», dichiarò con decisione. «Se sono qui è perché voglio ricominciare con te, qualunque sia il prezzo da pagare! Mi hai sentito, stupido?! Farò qualsiasi cosa per riparare ai miei errori! Se stai cercando un modo per quadrare i conti… accomodati, sono tutta tua», aggiunse, spalancando le braccia.
Andrew non rispose, ma la sua mano scattò come un colpo di frusta al viso di Flo con un poderoso manrovescio. La ragazza urlò di sorpresa e dolore, barcollò all’indietro e cadde sul divano dove restò immobile, il fiato corto, la mano nel punto offeso che già le pulsava sotto le dita, rivolgendo al giovane uno sguardo lucido attraverso il groviglio ghermente della crespa capigliatura.
«Andrew…» boccheggiò.
«Ecco, brava, comincia a ricordare il mio nome», disse lui, sfilandosi la giacca e lanciandola su una poltrona, dopodiché raggiunse Flo e la sollevò come una bambola dal divano.
Flo cacciò un nuovo grido e lottò brevemente, ma la mano di lui le serrò i ricci dietro la nuca e le diresse il capo con violenza, obbligandola a baciarlo sulla bocca.
La frenesia travolse entrambi in un’ondata di lussuria inarrestabile. I baci di Andrew si fecero violenti, crudeli oltre ogni limite, marcando la pelle della ragazza con vividi segni rossi. Si spogliarono a vicenda e solo quando furono entrambi nudi, incuranti del gelo che impregnava la casa, Andrew prese Flo per mano e la condusse via, oltre il salotto, in una camera da letto.
Quella che varcarono era la stanza di Lucas, l’unica dotata di giaciglio matrimoniale. Andrew pensò che fosse ormai tempo di rispolverare quel talamo: non sapeva niente delle avventure del fratello e non gl’importava, ma la costante assenza di ragazze lasciava presumere che Lucas si fosse adoperato in modo da evitare una convivenza fastidiosa.
Andrew scagliò Flo sul materasso e le strappò un grido spaventato, dopodiché le fu sopra. Lei lo accolse. Sembrava più uno stupro che un atto d’amore e, forse, era proprio così: nell’egoistico risentimento dell’abbandono, Andrew non poteva che odiare profondamente quella donna. La colpì ancora, traendo piacere dalle sue urla. Flo reagì con trasporto crescente, coprendosi il viso solo per riflesso e ricavandone un personale piacere, benché la pelle arrossata cominciasse a scurirsi nei punti in cui veniva percossa. Non parlarono per molto tempo e solo più tardi, calata la notte, finalmente si distaccarono. Andrew rotolò sulla schiena, sfinito, impregnato del suo stesso sudore. Flo rimase immobile e col fiato corto per un minuto abbondante, dopodiché si rigirò a sua volta e strisciò sul compagno, sul suo petto, baciandolo delicatamente sulle labbra.
«Sono felice di riaverti con me», gli disse.
Andrew proruppe in una secca risata, simile al latrato di un cane.
«Cosa c’è?!» sbottò lei.
«Guardati allo specchio», la esortò il giovane.
Flo volse il capo sulle ante del grande armadio, dove poté contemplare il proprio riflesso: se non avesse saputo che era proprio lei quella ragazza nuda, probabilmente avrebbe stentato a riconoscersi. Il suo viso era una maschera di lividi, perdeva sangue da una spaccatura sul labbro e la pelle era tanto rossa da farle credere che avrebbe preso fuoco.
«Va’ a farti una doccia», le ordinò Andrew, recuperando una sigaretta da un pacchetto che Lucas aveva lasciato sul comodino. «Dobbiamo uscire. Ho promesso a mio fratello che saremmo passati nel suo locale. Ha espresso il desiderio di conoscerti», aggiunse, enfatizzando l’ultima frase con amara ironia.
«Uscire?!» trasalì Flo, scattando a sedere. «Ma… io… così…» farfugliò, indicandosi la faccia.
«Ah, certo», annuì lui. «Dovrai trovare una scusa convincente per quei lividi. Usa un po’ d’immaginazione. Adesso sbrigati a lavarti: dovresti avere un odore migliore.»
Flo annuì senza aggiungere altro, si alzò e abbandonò la camera da letto. Andrew sogghignò tra sé, soddisfatto, si sistemò più comodo e accese la sigaretta. Gli era mancato sbattersi Flo, ragionò, e tutto sommato le cose avrebbero potuto essere peggiori. Prima della separazione, dubitava che lei si sarebbe lasciata pestare in quel modo mentre scopavano.
«Eh, Frahazanard, peccato che tu non possa godertela», aggiunse, rivolto al nulla, chiedendosi se il globo potesse udirlo. Dov’era che l’aveva lasciato? Oh, certo: nella tasca interna del cappotto, dove sarebbe stato al sicuro.

* * *

Pioveva a dirotto quando Andrew e Flo varcarono la soglia del Cainus, il locale che Lucas Cruel aveva tirato su con le sue sole forze. Quando entrarono, la clientela si riduceva a un paio di coppiette sedute nei tavolini più in ombra, quattro ragazze attorno a un basso tavolino e due ultracinquantenni zuppi di pioggia, mezzi addormentati e intenti a sorseggiare buone alternative alla benzina in punti opposti della sala. Un lento blues diffondeva il virtuosismo delle note in un’atmosfera di luce fredda, del medesimo colore.
Le due cameriere parlottavano tra loro in un angolo, attente a ricevere ordinazioni, mentre Lucas era dietro al bancone e ingannava il tempo lucidando le bottiglie con un panno. All’ingresso del fratello, tuttavia, sollevò il capo rivolgendogli un sorriso di genuino compiacimento e un gesto con la mano per indurlo ad avvicinarsi.
«Ce l’hai fatta a passare!» esclamò con entusiasmo. «Allora, posso finalmente conoscere la fortunata…» le parole gli morirono in gola quando la ragazza si fece avanti.
«Flo», la presentò Andrew senza troppe cerimonie. «Lui è Lucas, mio fratello.»
«Molto piacere», fece lei, tendendogli la mano.
«Il piacere è… mio», replicò il barman, esitando. «Perdonami, Flo, ma cosa ti è…»
«Oh, questi», ridacchiò lei, indicando con disinvoltura i lividi che le marcavano il viso. «L’altro giorno ho preso la mia prima lezione di kickboxing. Non credo che continuerò: sono davvero una frana.»
«Diavolo, no! Se ti riducono così…»
«Lucas, volevamo bere qualcosa», dichiarò Andrew.
«Sicuro! Avete già le idee chiare o…»
«Ardbeg per me. Tu cosa prendi, Flo?»
«Puoi farmi un Margarita, Lucas, gentilmente?»
«Non c’è niente di più facile», le assicurò lui, ammiccò e cominciò ad armeggiare con bottiglie e bicchieri. «Sai, Flo, sono davvero contento di conoscerti. Andrew mi aveva detto qualcosa di te, ma è sempre stato molto vago…»
«Comportarsi da orso è degno di lui», annuì la ragazza con un largo sorriso.
«Un romantico orso», precisò Lucas, sogghignando. «Eh, sì, non se l’è passata bene il mio fratellone in tua assenza…»
«Lascia perdere», lo ammonì Andrew a mezza voce.
«Il solito piantagrane», sospirò il barman, servendo al fratello lo scotch che aveva richiesto assieme a un bicchiere d’acqua con ghiaccio. «Goditelo!»
Andrew cominciò a bere come se fosse solo, tanto che aveva già ingurgitato metà dell’Ardbeg quando il Margarita fu pronto.
«Allora… alla nostra?» azzardò Flo in un brindisi.
«Oh, sì… certo», annuì il giovane, levando appena il bicchiere prima di bere nuovamente.
«Andrew, è passato il signor Marshall un’ora fa», ricordò Lucas. «È davvero un brav’uomo, non lo crederesti! Era preoccupato per te, diceva che sembravi un cadavere in ufficio. Mi ha chiesto se ti sei rimesso e quando potrai tornare a lavorare. Ah, dice anche di stare tranquillo: la direzione ha deciso di retribuirti questi giorni di malattia, qualcosa del genere.»
«Chi è il signor Marshall?» volle sapere Flo.
«Un mio affezionato cliente», le spiegò Lucas. «Lavora per un’azienda molto importante e siamo amici di vecchia data. Pensa, viene qui tutte le sere per l’aperitivo. Quando ho saputo che da loro c’era un posto da ingegnere vacante, gli ho detto di Andrew e lui ha messo una buona parola coi superiori.»
«Che persona gentile!» esclamò la ragazza, estasiata.
«Potremmo cambiare argomento?!» sbottò Andrew, alterandosi.
«Sì, certo che sì», annuì Lucas, perplesso.
«Andrew, che cos’hai?» gli domandò lei con premura.
«Nulla. Vado in bagno.»
Il giovane scolò il fondo del bicchiere e si allontanò dal bancone, diretto verso la toilette. Lì, una volta chiuso col chiavistello nel bagno degli uomini, svuotò la vescica in tutta calma, dopodiché passò al lavabo e lasciò scorrere l’acqua fredda sulle mani, si bagnò il viso e tentò di schiarirsi le idee. Si sentiva nervoso, inquieto.
Colto da un’improvvisa ispirazione, frugò nell’interno della giacca ed estrasse il globo di vetro: l’interno del piccolo bagno si accese di vivido bagliore scarlatto.
«Frahazanard!» chiamò.
«Cosa ti turba, Andrew Cruel?» replicò la voce incorporea, pregna come sempre della consueta derisione.
«Mio fratello! Lucas! Non può smetterla di fare l’idiota?!»
«Definisci idiota, Andrew Cruel.»
Il giovane sospirò, abbandonò la schiena contro la parete e scosse il capo.
«Questa è l’unica ragione?» lo incalzò Frahazanard.
No, non lo era, ma formulare il pensiero successivo richiedeva un diverso tipo di coraggio. Forse non aveva importanza: del resto, Frahazanard si era già dimostrato capace di leggergli nella mente, ma quella volta non aveva dato sfoggio di tale capacità, perciò non c’era niente di cui essere certi.
Andrew abbassò la voce per parlare, come se temesse d’essere udito.
«Continuo a pensare… ecco… lo so che è assurdo, che non può avere senso, ma… se qualcuno sapesse che sono stato io?»
«Non starai parlando di un cadavere che non esiste!» esclamò Frahazanard, sorpreso, lampeggiando nella caratteristica intermittenza che ricordava tanto una risata.
«Puoi esserne certo oltre ogni dubbio?»
«Per niente.»
«Allora cosa cazzo…!» ringhiò il giovane, digrignando i denti e compiendo uno sforzo sovrumano per invocare la calma. Sentiva le tempie pulsare.
«Rilassati, Andrew Cruel. Hai la tua donna, no? Goditela!»
Andrew ripose bruscamente il globo nella tasca interna della giacca, uscì dal bagno e raggiunse il bancone. Lucas e Flo stavano ridendo di gusto e il giovane osservò, con lieto piacere, che la coppetta della ragazza era già stata svuotata.
«Dovremmo andare», esordì.
«Così presto?» trasalì Lucas, ironico. «Che diavolo, fratello! Con questo schifo di tempo è già un miracolo avere la sala vuota! Vuoi mandarmi in rovina?»
«No, anzi… quanto…?» cominciò, recuperando il portafoglio.
«Metti via quella roba!» gli ordinò Lucas, indignato. «Offre la casa.»
«La casa non offre un cazzo. Dunque, un cocktail e…»
«Andrew, se non metti via quei soldi ti caccio fuori prima di lasciarti andar via», sghignazzò il barman.
«Gli prepareremo una cena per sdebitarci», propose Flo.
«Ecco, questo è un giusto compromesso», annuì Lucas.
«Be’… se la metti così…» bofonchiò Andrew.
«Andate e divertitevi, fratellone! Flo, ci vediamo a casa, giusto? Sei proprio fortunato, Andrew, davvero fortunato!»
Mentre uscivano sotto la pioggia torrenziale, Andrew ragionò su cosa avrebbe fatto una volta a casa: dopo il modo in cui intendeva scoparla, sarebbe stata Flo a ritenersi fortunata… se fosse stata ancora capace di reggersi in piedi, il mattino dopo.

Continua…