Andrew Cruel – Capitolo 5

Andrew3

Flo tornò mesta in cucina nell’istante in cui Lucas accendeva la sigaretta di fine pranzo.
«Sta dormendo», comunicò la ragazza. «Gli preparerò qualcosa più tardi.»
Lucas annuì gravemente, storse la bocca e fece un altro tiro.
«Comincio a preoccuparmi», disse. «Non credi che sarebbe il momento di chiamare un medico?»
«Gliene ho parlato, ma lui non ha voluto sentire ragioni. Anzi, si è persino arrabbiato per averglielo proposto. Ha detto che starei complottando per convincerlo di essere malato.»
«Sì, ecco, detto tra noi… non è che lui stia facendo qualcosa per smentirci: è matto come un cavallo!»
I due giovani ridacchiarono cercando di contenersi, nell’effettivo timore d’essere uditi; tuttavia, l’ilarità svanì ben preso.
Flo sospirò nel prendere posto a tavola, accomodandosi proprio dinanzi alla finestra: la debole luce grigiastra esaltò l’intenso ramato dei suoi ricci. Con i lividi sul viso ormai quasi svaniti, era facile capire perché Andrew si fosse così invaghito.
«Cosa c’è?» la incalzò Lucas.
«C’è una cosa che… che sto pensando da un po’», azzardò lei, incerta.
«Sono un tipo discreto», le assicurò lui con un sorriso incoraggiante.
«Riguarda tuo fratello e quello che hai detto», riferì Flo a mezza voce, obbligando l’altro a sporgersi vicinissimo per distinguere le parole. «È accaduto… otto, nove giorni fa: ero appena tornata a casa e lui era a letto. L’ultima volta mi aveva urlato contro per averlo svegliato e ho cercato di fare più piano che potevo per non disturbarlo. Ecco… Lucas, devi credermi, sono quasi morta di paura! Lui stava parlando. All’inizio ho pensato che ci fosse qualcuno con lui… o che fosse al telefono… ma le sue parole erano farfugliamenti, come se stesse discutendo da sé. Quando mi sono avvicinata per spiarlo stava dormendo.»
Lucas era rimasto ad ascoltare il breve resoconto con la massima attenzione e, sul finale, fece un profondo tiro alla sigaretta, soffiando via il fumo dalle narici. Pareva immerso in una profonda riflessione.
«Probabilmente parlava nel sonno», suppose.
«Non lo so. Era… così strano…» rabbrividì lei.
«Guarda il lato positivo: se ci liberiamo di quel rompicoglioni di mio fratello, giuro che organizzo una serata di beneficienza nel mio locale con open-bar sino a esaurimento scorte!»
«Non è carino da parte tua», protestò la ragazza, ma entrambi risero.
«Dico sul serio, Flo», puntualizzò Lucas. «Non so cosa gli sia preso per diventare più… insopportabile di quanto sia mai stato, ma penso che tu sia una brava persona e non meriti tutto questo. Non meriti, voglio dire, di passare i tuoi giorni ad assecondare i suoi capricci.»
«Sei molto gentile», mormorò Flo, sorridendo. Si guardarono negli occhi per un istante, separati solo dalla tenue foschia del fumo di sigaretta.
In quel momento, dal salotto, si udì il movimento strascicato di un paio di pantofole; nel momento in cui Andrew fece capolino in cucina, Lucas si ritrasse sulla sedia per allontanarsi da Flo.
Le ultime settimane, trascorse quasi esclusivamente a letto, avevano trasformato Andrew Cruel rendendolo quasi irriconoscibile: mangiava pochissimo e i muscoli avevano perso la tonicità di un tempo, la barba era lunga, l’incarnato pallido, ma gli occhi restavano svegli e famelici, benché segnati da occhiaie profonde. Nonostante tutto, Flo gli era rimasta accanto, decisa a confortarlo con dolcezza e sensualità, ma lui l’aveva respinta con frequenza sempre maggiore. Per lei era stato arduo, in principio, incassare un rifiuto dopo l’altro; tuttavia, il progressivo abbandono del suo compagno ne aveva di volta in volta diradato i tentativi. Da giorni non si sfioravano più.
«Amore mio», esordì Flo, balzando in piedi con uno scatto tutt’altro che naturale. «Hai fame? Vuoi mangiare qualcosa?»
Andrew squadrò la ragazza e il fratello con occhi lucenti, unica finestra di vita in un corpo che appariva ormai morto, orribile a vedersi.
«Acqua», rispose con voce roca, sollevando la brocca vuota che reggeva in mano. Flo la prese e andò a riempirla.
«Stai meglio?» gli domandò Lucas.
«Non lo so», rispose Andrew, avvicinandosi. «Dammi una sigaretta.»
Lucas afferrò il pacchetto e, con un gesto esperto, lasciò sporgere un singolo filtro dallo strappo sulla confezione per offrirlo al fratello. Andrew recuperò la sigaretta e l’accendino sul tavolo, tentando un paio di scatti incerti con le dita intorpidite prima di generare la fiamma. Una volta acceso il braciere, si accomodò sulla sedia occupata dalla ragazza sino a un istante prima.
«Ecco qua», disse Flo, depositando sul tavolo la brocca e un bicchiere colmi d’acqua fresca. «Avevi sete, giusto?»
Andrew afferrò il bicchiere e lo vuotò di colpo, senza curarsi troppo dei rivoli che gli scivolarono giù per la barba e andarono a bagnargli il petto.
«Un po’ d’aria ti farebbe bene», azzardò Lucas, fingendo di ponderare una faccenda sulla quale aveva già lungamente meditato. «Perché non vai a farti una doccia e non esci, stasera? Vieni a trovarmi al bar, ospito una band blues!»
«Ho da fare», tagliò corto Andrew. «Portati Flo.»
Mentre Andrew abbassava gli occhi per centrare il posacenere, i due fecero in tempo a scambiarsi un’occhiata allarmata.
«No», mormorò la ragazza, apprensiva. «Io resto qui con te. Potresti aver bisogno di qualcosa durante…»
«Devo uscire», precisò Andrew, rivolgendosi alla compagna come per rimproverarle una stupidaggine. «Va’ a divertirti da sola», aggiunse. Si alzò in piedi e abbandonò la cucina, lasciandosi dietro un’esalazione rancida che sapeva di tensione.

* * *

Il cielo, occultato da nubi temporalesche nell’ora del tramonto, aveva gettato la citta in un’oscurità prematura, sotto una pioggia gelida e fitta che cadeva senza sosta già da alcuni giorni. Dal momento che alcune gallerie erano state allagate, il traffico era rimasto interdetto a gran parte dei mezzi. C’era il rischio concreto che il fiume esondasse.
Nel mezzo dello sconvolgente temporale, con anfibi e impermeabile indosso e il cappuccio sollevato sulla faccia, mostrando solo la folta barba gocciolante, Andrew Cruel passeggiava lungo strade quasi deserte. Aveva le mani in tasca e, tra le dita gelide della destra, stringeva la sferica fonte del proprio tormento.
«Lo sanno! Sanno tutto! Sanno che sono stato io, stavano complottando contro di me!»
«Puoi andartene quando vuoi, Andrew Cruel. Vattene da questo posto e ricomincia una nuova vita dovunque desideri. Non ti ho già mostrato abbastanza mondi e possibilità?»
«No! Flo… non voglio separarmi da Flo!»
«Portala con te.»
«Non posso! Finché mi crederà un assassino…»
«Ma tu sei un assassino, di questo sei convinto oltre ogni ragione.»
«Lo so cosa sono! Non avrebbe importanza se lei mi credesse innocente! Quando la guardo, tutto ciò che vedo è paura: crede che arriverò a ucciderla e nasconderò il suo cadavere chissà dove!»
«Sei certo di aver decifrato col dovuto criterio le sue emozioni?»
«Vuoi insegnare a me cosa prova un essere umano?!»
«Non mi permetterei mai, Andrew Cruel», replicò il globo, divertito.
Andrew raggiunse la meta: un lussuoso albergo nel quale entrò spargendo pozzanghere, guadagnandosi un’occhiataccia dall’impiegato alla reception. Fu accolto con una certa freddezza, ma quando esibì il documento falso che Frahazanard gli aveva procurato e mostrò i contanti nel portafoglio, gli furono dovutamente consegnate le chiavi di una stanza tra i piani alti dell’edificio.
Salì con l’ascensore, nel tepore, controllando l’orologio; percorse il ricco corridoio, oltrepassando porte tutte uguali, sino alla 1812. Una volta dentro, dopo un giro di chiave, finalmente aprì l’impermeabile.
«Cos’è questa fretta?» lo schernì il globo.
«Devo lavarmi», dichiarò amaramente il giovane. «L’ultima volta ha fatto storie.»
Lasciò l’impermeabile accanto al radiatore e abbandonò i vestiti sul pavimento del bagno, dopodiché si distese nella vasca sotto il getto d’acqua bollente. In poco tempo, la stanza fu satura di vapore.
In passato, Andrew avrebbe ricavato sommo sollievo nel sentirsi scivolare di dosso il sudore e lo sporco accumulati, ma aveva già abbandonato certi inutili vezzi. La pulizia fu rapida ed efficace e, una volta tornato in stanza con indosso un accappatoio, si abbandonò esausto sul grande letto matrimoniale. Forse si addormentò, sognando visioni inconcepibili di orrori vissuti attraverso immagini trasmesse, quando il telefono della camera squillò nel momento provvidenziale, strappandolo al tremendo delirio. Il giovane rispose: dalla reception, gli comunicarono che una persona aveva chiesto di lui e se acconsentiva a lasciarla passare. Andrew confermò, ripose la cornetta, si alzò in piedi e cominciò a passeggiare nervosamente da una parte all’altra della stanza, fremendo come in preda alla febbre. Pochi minuti dopo, qualcuno bussò.
«Vieni», disse il giovane, aprendo la porta.
Una donna dall’abbigliamento appariscente, esageratamente scollata malgrado il freddo di quei giorni, avanzò guardandosi intorno con aria critica, esaminando nel dettaglio ogni angolo della stanza. Aveva una pettinatura spostata completamente sulla destra e il lato sinistro del capo rasato, ricoperto da appena un centimetro di capigliatura. Chiunque l’avrebbe giudicata incantevole se non fosse stato per la piega volgare della bella bocca. In sua compagnia, un passo più indietro, c’era una ragazzina dalla corporatura minuta e lo sguardo basso, timoroso, mascherata da uno strato di trucco ingannevole che rendeva arduo stabilirne l’età.
«Carina», commentò la donna, rivolgendosi alla stanza. «Meglio della topaia dell’altra volta.»
«Sei in ritardo, Alexis», la rimproverò Andrew.
«Se hai ingannato il tempo per farti una doccia, tanto meglio. Lei è Clori», dichiarò, indicando la ragazzina.
Andrew studiò la piccola dall’alto: era un uomo di considerevole statura, capace d’intimidire facilmente una mocciosa tanto minuscola, ma era stato il progressivo decremento muscolare a conferirgli quell’aria spettrale e malata. La giovinetta, sotto l’esame indagatorio di quegli occhi squilibrati, serrò le labbra e cominciò a tremare.
«Non avere paura», le disse Andrew, ma il suo tono autoritario non aveva niente di rassicurante. «Clori… quanti anni hai, Clori?»
«Quattordici», rispose per lei la donna, cominciando a spogliarsi e gettando i propri abiti sulla poltrona, uno dopo l’altro. «È la più giovane che sono riuscita a trovare alle tue condizioni. Ti va bene?»
Clori aveva folti capelli ricci e l’innocenza sul viso.
«Vuoi guadagnare un bel po’ di soldi?» le chiese Andrew.
Finalmente, la ragazzina levò il capo e annuì. Aveva gli occhi pieni di lacrime.
«Bene», disse lui e, piegandosi esageratamente, la baciò sulle labbra rigide, cominciando a spogliarla. «Fa’ come ti dico.»

* * *

Era già molto tardi quando Andrew Cruel saldò tutti i conti e abbandonò l’albergo, incamminandosi verso casa. Era ubriaco fradicio e sconvolto dagli stupefacenti.
«Come devo interpretare tutto questo?» domandò Frahazanard, la voce acuta di chi sta per sbellicarsi da un momento all’altro.
«Come ti pare», tagliò corto il giovane.
«Oh, Andrew Cruel, Andrew Cruel! Non lasciarmi così sulle spine!» esclamò il globo, deridendolo. «Fa’ finta che io non sappia, che non possa leggerti il cuore. Fingiamo come ai vecchi tempi, quando ancora speravi di tenermi nascosto qualcosa», gli propose. Era come ragionare con un tossico in astinenza dalla droga preferita. Se fosse stato una persona, sarebbero stati due sbandati impegnati a sorreggersi l’uno con l’altro sulla strada deserta.
Almeno, aveva smesso di piovere.
Andrew sospirò, sentendosi un verme: si stava perdendo e non poteva farci nulla. Quella piccola avventura l’aveva soddisfatto assai meno di quanto avrebbe sperato, lasciandogli solo l’amaro in bocca. Era meschino tradire Flo, ma ne aveva bisogno per cancellare il senso di colpa causato dall’omicidio di Donald Costa; e poteva ritenersi deplorevole quando comprava il corpo di una bambina, ma non aveva altra scelta se non quella di assecondare i più turpi istinti… per opporsi a ciò che in Frahazanard aveva visto. Il suo più intimo desiderio, in quel momento, era spingersi all’estremo in ogni esperienza per non perdere se stesso.
«Che cosa sei, Frahazanard?» gli domandò ancora, sperando come non mai.
«Se anche ti rispondessi, non potresti capirlo.»
«Non credevo di poter capire molte delle cose che mi hai mostrato, ma avevo torto.»
«Tu non credevi, ma io so. So di essere ancora ben oltre la portata della tua immaginazione.»
«Ti prego…»
«Non implorarmi, Andrew Cruel, e ricorda sempre: è il tuo futuro, non il mio. Chiedi, chiedi qualsiasi cosa. A discapito di tutto, chiedi. Io ti darò.»
Era tornato a casa e, salendo nell’ascensore che l’avrebbe portato all’appartamento, ascoltò il cupo scorrimento del cavo d’acciaio nel vuoto ed ebbe voglia di piangere. Quando uscì sul pianerottolo, faticò per recuperare le chiavi nascoste in chissà quale tasca, ma alla fine vi riuscì. Guardò l’orologio da polso: era molto tardi, Lucas doveva essere tornato dal lavoro un’ora prima e, probabilmente, stava già dormendo.
Andrew esitò, indugiando nel divorante senso di colpa per una serata all’insegna del tradimento: verso Flo, che nonostante tutto aveva deciso di rimanergli accanto, e verso Lucas, che l’aveva accolto in casa. Forse poteva ancora cambiare, forse poteva salvarsi mostrando gratitudine, per una volta. Nel rifletterci, sentì quella nuova possibilità acquistare un senso.
«Perché no?» si disse tra sé.
«Provaci», gli suggerì Frahazanard.
Un buon modo per cominciare era cercare di non disturbare il sonno del fratello, che sopportava pazientemente d’essere svegliato a orari improbabili dopo una lunga giornata di lavoro. Forse, cominciando ad avere rispetto per Lucas… il resto sarebbe stato più facile.
Andrew ruotò la chiave nella serratura avendo cura di essere più silenzioso possibile e, in punta di piedi, scivolò nell’appartamento.
In quel momento, una risata sommessa lo raggiunse dalla camera da letto.

Continua…