Andrew Cruel – Capitolo 6

Andrew4

La risata si mischiò a un sospiro nell’aria umida dell’appartamento.
Andrew Cruel richiuse la porta d’ingresso senza fare rumore e attraversò il corridoio. C’erano mormorii dalla camera da letto di Lucas; attraverso la porta socchiusa, il chiarore della lampada proiettava una lama dorata sul pavimento.
Una serie di sospiri affannati. «Di più… di più…!» Era la voce di Flo.
«Sta’ ferma!» intimò il timbro di Lucas.
Andrew sbirciò: Lucas strattonò la catena del pendaglio di smeraldo che lei portava al collo. «Te l’ha dato il tuo protettore, questo regalino da troia?!»
Flo rise. «Sì! Dimmelo ancora!» Lo baciò sulla bocca con un trasporto famelico. «Oh, Lucas…»
Andrew fece un passo indietro, verso le ombre, e trattenne il fiato. La sua Flo a letto con Lucas. In un profondo quanto inusuale slancio di filosofia, ritenne d’aver commesso azioni ben peggiori negli ultimi tempi e si allontanò. Andò in cucina, più lontano che poteva dalla camera da letto, ma i versi dei due amanti filtravano lo stesso nel silenzio notturno. I sospiri di Flo erano affanni serrati. Chissà se anche a lui aveva mai riservato quel trasporto; era stupido, ma non avrebbe saputo dirlo: era come non averla mai ascoltata prima d’allora.
Avrebbe dovuto essere arrabbiato, ferito o frustrato, invece… Solo abbandono, solitudine.
«Non sei mai solo, Andrew Cruel», gli ricordò Frahazanard con dolcezza. Il suo bagliore trionfale era tanto intenso che, anche attraverso la tasca dell’impermeabile, aloni sanguigni strisciarono nell’oscurità della cucina.
«Sono solo un coglione che parla con una palla di vetro».
«La nostra non è forse la conversazione migliore della tua vita? Ironia della sorte, dovevi acquisire un oggetto parlante per imparare ad ascoltare. Sei arrogante, ma a me non importa: so come intrattenere il prossimo».
«Potrei romperti». Era da tanto tempo che non meditava più su quella soluzione. «Potrei… lasciarti cadere in un dirupo o… schiacciarti sotto una pressa…»
«E io potrei o non potrei convincerti che qualsiasi artifizio della tua mente potrebbe o non potrebbe distruggere questo surrogato cristallino di una forma fisica. Ma perché sprecare un così prezioso frammento dell’eternità in un’inutile diatriba? Sappiamo entrambi che non oseresti mai nuocermi».
Andrew sospirò. «Sai davvero tutto, di me». Era come avere piombo nei polmoni.
«Abbastanza da credere che rimpiangerai di non aver agito in un momento di debolezza. Tu sai cosa sta succedendo in quella stanza».
«Sì: mio fratello si sta scopando la donna che amo».
«Definizione patetica persino per te. Domani cosa accadrà?»
Andrew trattenne il fiato: cosa sarebbe accaduto? Come avrebbe guardato Flo e Lucas da quel momento in poi? Aveva creduto di potersi lasciare quel tradimento alle spalle… se solo fosse riuscito a diventare una persona migliore e meno egoista, ma considerare quell’eventualità ne palesò la totale assurdità.
«Dopotutto, non è detto che lei ti ami ancora». Frahazanard stava ponderando la questione sul serio. «Forse non possiedo sufficiente dimestichezza coi vostri rituali, ma una donna che ti ama si accoppia generalmente con tuo fratello?»
«No. No, non lo fa».
«Siamo tutti fratelli e sorelle finché non esponi la schiena a un pugnale. Tu hai sfogato i tuoi istinti su femmine sconosciute che non hanno mai significato niente, ma lei… lei si è celata dietro una maschera d’ipocrisia, ti ha lasciato credere di avere a cuore il vostro rapporto per occultare un tradimento con tuo fratello! Non hai mai pensato, Andrew Cruel, che il suo sia stato opportunismo sin dall’inizio?»
Le tempie di Andrew pulsarono. «Non hai torto». Stava tremando.
«Ma non è Flo ad avere colpa». Rallentò il ritmo per scandire ogni sillaba. «Lei è solo una vittima. Di chi è il letto in cui si trova adesso? Con chi ha cospirato? Chi l’ha certamente sedotta? E chi, Andrew Cruel, è stato la causa primaria della tua infelicità? Ti ha richiamato a casa senza riguardo per ciò che hai perduto, ti ha… privato della felicità che potevi avere con lei! Chi è, Andrew Cruel?»
«Lucas». Il nome gli uscì in un sibilo.
«Lucas».
Andrew sollevò la mano destra davanti agli occhi e una lama di coltello intercettò il debole chiarore che veniva dalla finestra. Forse l’aveva prelevato dal cassetto; forse era sempre stato tra le sue dita; forse… ce l’aveva messo Frahazanard. Il filo scintillò di giustizia.
«Un frammento di coraggio sarà sufficiente», sussurrò il globo. «Lui non ha esitato a farlo: non essere da meno».
Andrew attraversò l’appartamento a ritroso. A ogni passo, i gemiti di Flo erano più alti, strazianti.
«Ti piace, eh?» grugnì Lucas.
Lei soffiò un ringhio tra le labbra. Stava godendo come una puttana.
La porta scivolò fluida e si aprì su quei due schifosi. Erano troppo concentrati, non l’avevano neanche visto entrare. Andrew se ne stette per un po’ sulla soglia, contò fino a dieci, dodici…
Flo alzò gli occhi e lo vide. Cacciò un urlo terribile. «Cazzo!» sbraitò, scalciando l’altro nella foga.
Lucas si voltò: era già bianco in volto. «Andrew…?» boccheggiò.
Lui alzò un po’ il capo per farsi riconoscere da sotto il cappuccio dell’impermeabile. «Ssst». Avvicinò l’indice alle labbra. «Abbassa la voce, fratellino. Che succederebbe se qualcuno ti sentisse?»
Le sue labbra avevano già perso colore. «Andrew, cosa ci fai a casa… adesso…» farfugliò. Davvero cercava argomentazioni?
Flo cedette per prima. «Andrew… Amore mio, perdonami!» singhiozzò. Tentò di coprirsi col lenzuolo, ma era incastrato sotto il culo di Lucas. «Non so cosa mi abbia preso, è stato… è stato un brutto errore che…»
Andrew le mostrò il palmo e la zittì. «Lo so». La sua voce era bassa e fremeva. «Non è colpa tua, piccola. So che sei stata ingannata da questo traditore».
«Ehi, non è affatto vero!» Lucas balzò in piedi e andò a raccogliere i jeans dal pavimento; li indossò facendo l’equilibrista. «Non sono stato io, va bene? Non del tutto! È stata lei a venire da me quando…»
«No!» strillò Flo. «Stavo male, è vero, ma non puoi credere che…»
Andrew badava solo al fratello. «Dove pensi di andare?»
Una vampata di orgoglio passò nello sguardo di Lucas. «Questa è casa mia», borbottò tra i denti. «Quello che è di troppo sei tu! Perché non te ne vai, Andrew? E perché non porti questa puttana con te?»
Flo gli ruggì contro. «Va’ al diavolo, bastardo! Certo che ce ne andremo! Non è vero, Andrew? Staremo insieme e dimenticheremo tutto! Andiamo via adesso!»
Andrew non voleva ascoltarla. «Lucas, è colpa tua. Hai cominciato tu tutta questa storia. E la pagherai».
«Ah, davvero?» Suo fratello gli andò incontro a petto in fuori. «Cosa vorresti fare? Ammazzarm—» Gemette. Il suo sguardo incontrò il coltello che Andrew aveva in pugno e lui si fermò in una posa ridicola, come un film in pausa. «Andrew… Andrew, non fare stronzate. Mettilo via…»
Flo si portò le mani alla bocca, paralizzata dal terrore.
Andrew impastò le dita sul manico. «Cosa dovrei fare?»
«Senti… Ascolta, diamoci una calmata», farfugliò Lucas. Indietreggiò con le braccia tese. «Fratellone, non puoi reagire così! Sei arrabbiato, sei…»
«Sono tuo fratello solo adesso? Non lo ero mentre ti scopavi la mia donna».
«È per lei che dovremmo litigare? Per questa troia?!»
Un fulmine di rabbia colpì la pupilla di Andrew come la punta di un ago arroventato. Balzò e la lama lacerò la carne, spinta in profondità da un affondo rabbioso. Gliela girò nelle viscere.
Un’esclamazione di stupore raggrumò bolle di sangue sulla bocca di Lucas e il grido di Flo risuonò nella notte.
Andrew ritirò la lama con uno strattone e Lucas si accasciò ai suoi piedi. Cercò Flo: lei gli lanciò un cuscino, guadagnò quell’attimo di vantaggio, balzò dal letto e corse via dalla stanza.
Andrew gridò. «Flo!» La mano di Lucas era aggrappata alla sua caviglia, se la scrollò di dosso e le corse dietro. Tanto, lui era già morto.
Uno schianto. L’attaccapanni era caduto in corridoio, sbarrava la strada. Flo si fiondò alla porta di casa con l’impermeabile al petto, la aprì e uscì in un’ondata di ricci. I suoi piedi nudi picchiarono le scale, attorno al vociare allarmato degli inquilini tra i pianerottoli.
Andrew restò immobile, il fiato spezzato, la mente annodata tra quegli ultimi momenti. Si voltò: Lucas era immobile in una pozza di sangue. Il coltello gli scivolò dalle dita e sferragliò sul pavimento.
Le implicazioni della propria furia lo colpirono con la ferocia di una lama piantata nel ventre.
«Va’ da lei», consigliò Frahazanard.
Andrew scosse il capo. Il ragionamento era rallentato, compresso da un imbuto di panico.
«Raggiungila!» insistette il globo. «Se non la prendi per primo, qualcun altro te la porterà via».
Andrew scavalcò l’attaccapanni, uscì sul pianerottolo e abbandonò l’appartamento del fratello. Per sempre, doveva essere per sempre. Si precipitò giù per le scale, tra la moltitudine di facce spuntate fuori dagli appartamenti, svegliati dalle urla, schivando le lamentele e il terrore di chi aveva capito che c’era qualcosa che non andava davvero.
Arrivato al pianterreno, l’urlo di una vecchia risuonò per il palazzo. «Chiamate un’ambulanza!»
«No!» Un uomo le fece eco. «Chiamate la polizia!»

Continua…