Andrew Cruel – Capitolo 6

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La risata risuonò ancora, mischiandosi a un sospiro. Andrew Cruel richiuse la porta alle proprie spalle nel più assoluto silenzio. L’appartamento sapeva di chiuso e l’aria era densa, umida. Qualcuno pronunciò parole indecifrabili, troppo lontane, ma in risposta giunse una nuova risata e la voce più acuta di Flo.
Andrew avanzò lungo il corridoio, silenzioso come un fantasma, quasi inconsistente tra le ombre. La camera da letto di Lucas era socchiusa e il tenue chiarore della lampada proiettava una lama dorata sul pavimento. Una serie di sospiri affannati risuonò nella quiete tombale e, solo allora, ogni sillaba fu perfettamente udibile.
«Di più… di più…!» ansimò la voce femminile.
«Sta’ ferma!» intimò un timbro maschile, rude. Egli si sollevò dal punto in cui era disteso, strattonando nel pugno la catena del pesante pendaglio di smeraldo che lei portava al collo. Le si rivolse con cattiveria, ma il suo era solo un gioco. «Te l’ha dato il tuo protettore questo regalino da troia?!»
«Sì! Dimmelo ancora!» esclamò lei, ridendo, baciandolo sulla bocca con trasporto. «Oh, Lucas…»
Tra le ombre del corridoio, Andrew Cruel fece un passo indietro e trattenne il fiato: non era certo di sentirsi bene ma, tutto sommato, non stava neanche male. La sua Flo a letto con Lucas. In un profondo quanto inusuale slancio di filosofia, ritenne d’aver commesso azioni ben peggiori negli ultimi tempi e si allontanò, dirigendosi macchinalmente in cucina senza neanche rendersene conto. Era dall’altra parte della casa, ma il silenzio assoluto non filtrava i rumori dei due amanti che credevano d’essere soli e i sospiri di Flo erano continui affanni serrati. Stupidamente, egli si chiese se lei gli avesse mai riservato un trasporto tanto incisivo; altrettanto stupidamente, realizzò che non avrebbe saputo dirlo perché non vi aveva mai prestato attenzione.
A discapito di tutto quello che avrebbe creduto di provare, dalla rabbia, al dolore, alla frustrazione… si scoprì terribilmente solo.
«Non sei mai solo, Andrew Cruel», gli ricordò dolcemente Frahazanard. Il suo bagliore trionfale doveva essere tanto intenso che, benché ancora riposto nella tasca dell’impermeabile, aloni sanguigni venivano proiettati nell’oscurità della cucina.
«Sono solo un coglione che parla con una palla di vetro», sospirò lui a voce talmente bassa che chiunque, vedendolo, non avrebbe percepito nulla dietro il movimento delle labbra.
«La nostra non è forse la conversazione migliore della tua vita? Ironia della sorte, dovevi acquisire un oggetto parlante per imparare ad ascoltare. Sei arrogante, ma a me non importa: so come intrattenere il prossimo.»
«Potrei romperti», minacciò il giovane. «Potrei… lasciarti cadere in un dirupo o… schiacciarti sotto una pressa…»
«E io potrei o non potrei convincerti che qualsiasi artifizio della tua mente potrebbe o non potrebbe distruggere questo surrogato cristallino di una forma fisica. Ma perché sprecare un così prezioso frammento dell’eternità in un’inutile diatriba? Sappiamo entrambi che non oseresti mai nuocermi.»
«Sai davvero tutto di me», realizzò Andrew, mesto.
«Abbastanza da credere che rimpiangerai di non aver agito in un momento di debolezza. Tu sai cosa sta succedendo in quella stanza.»
«Sì: mio fratello si sta scopando la donna che amo.»
«Definizione patetica persino per te. Domani cosa accadrà?»
In quel momento, Andrew trattenne il fiato: cosa sarebbe accaduto? Come avrebbe guardato Flo e Lucas da quel momento in poi? Per un momento aveva creduto di potersi lasciare quel tradimento alle spalle… se solo fosse riuscito a diventare una persona migliore e meno egoista, ma il solo considerare quell’eventualità palesò la sua totale assurdità.
«Dopotutto, non è detto che lei ti ami ancora», lo incalzò Frahazanard. «Forse non possiedo sufficiente dimestichezza coi vostri rituali, ma una donna che ti ama si accoppia generalmente con tuo fratello?»
«No», concretizzò Andrew. «No, non lo fa.»
«Siamo tutti fratelli e sorelle finché non esponi la schiena a un pugnale», teorizzò il globo. «Tu hai semplicemente sfogato i tuoi istinti su femmine sconosciute che non hanno mai significato niente, ma lei… lei si è celata dietro una maschera d’ipocrisia, lasciandoti credere di avere a cuore il vostro rapporto per occultare un tradimento con tuo fratello! Non hai mai pensato, Andrew Cruel, che il suo sia stato opportunismo sin dall’inizio?»
Andrew sentì le tempie pulsare pericolosamente e si scoprì a tremare.
«Non hai torto», ragionò.
«Ma non è Flo ad avere colpa», ragionò ancora Frahazanard, parlando lentamente. «Lei è solo una vittima. Di chi è il letto in cui si trova adesso? Con chi ha cospirato? Chi l’ha certamente sedotta? E chi, Andrew Cruel, è stato la causa primaria della tua infelicità? Ti ha richiamato a casa senza riguardo per ciò che hai perduto, ti ha… privato della felicità che potevi avere con lei! Chi è, Andrew Cruel?»
«Lucas», sibilò il giovane.
«Lucas», ripeté Frahazanard.
Andrew sollevò la mano destra davanti agli occhi: forse l’aveva prelevato dal cassetto; forse era sempre stato tra le sue dita; forse… ce l’aveva mezzo Frahazanard. Nella debole luce filtrante dalla finestra, la fredda lama del lungo coltello scintillò di giustizia.
«Un frammento di coraggio sarà sufficiente», sussurrò il globo, suadente. «Lui non ha esitato a farlo: non essere da meno.»
Andrew Cruel tornò indietro attraverso l’appartamento. A ogni passo, i gemiti di Flo erano più alti, strazianti.
«Ti piace, eh?» grugnì la voce maschile. In risposta, ella ringhiò soffiando tra le labbra, colma d’appagamento.
La porta scivolò fluida sui cardini. I due amanti erano troppo concentrati nella passione reciproca per accorgersi immediatamente della figura incappucciata, appoggiata contro lo stipite, ma pochi istanti dopo la ragazza proruppe in un urlo terrorizzato e balzò a sedere strisciando sulla schiena.
«Cazzo!» sbraitò, scalciando il compagno di letto nella foga.
Lucas si voltò: era già bianco in volto ancor prima di riconoscere il loro osservatore.
«Andrew…?» boccheggiò.
«Ssst», lo zittì l’interpellato, avvicinando l’indice alle labbra. «Abbassa la voce, fratellino. Che succederebbe se qualcuno ti sentisse?»
«Andrew, cosa ci fai a casa… adesso…» farfugliò stupidamente l’altro, cercando una valida argomentazione che non poteva esistere. Fu Flo a cedere per prima.
«Andrew… amore mio, perdonami!» singhiozzò, tentando di coprirsi col lenzuolo. «Non so cosa mi abbia preso, è stato… è stato un brutto errore che…»
«Lo so», la interruppe lui. La sua voce era bassa, fremente, ma tanto intensa da imporre il silenzio. «Non è colpa tua, piccola. So che sei stata ingannata da questo traditore.»
«Ehi, non è affatto vero!» protestò Lucas, alzandosi in piedi e recuperando i propri jeans dal pavimento, indossandoli con un certo impaccio. «Non sono stato io, va bene? Non del tutto! È stata lei a venire da me quando…»
«No!» strillò Flo. «Stavo male, è vero, ma non puoi credere che…»
«Dove pensi di andare?» domandò Andrew al fratello.
Quella domanda bastò a riaccendere una fiammata di fremente orgoglio in Lucas.
«Questa è casa mia», replicò tra i denti. «Quello che è di troppo sei tu! Perché non te ne vai, Andrew? E perché non porti questa puttana con te?»
«Va’ al diavolo, bastardo!» gridò la ragazza. «Certo che ce ne andremo! Non è vero, Andrew? Staremo insieme e dimenticheremo tutto! Andiamo via adesso!»
«Lucas, è colpa tua», sentenziò Andrew Cruel, lo sguardo appena visibile sotto il cappuccio dell’impermeabile. «Hai cominciato tu tutta questa storia. E la pagherai.»
«Ah, davvero?» ringhiò l’altro, avanzando con aria bellicosa. «Cosa vorresti fare? Ammazzarm…» la parola gli sfiorì in punta di lingua quando, a meno di due passi dal fratello, intravide il coltello che questi aveva in pugno. Il suo volto si fece cinereo. «Andrew… Andrew, non fare stronzate. Mettilo via…»
Flo scorse la lama e trattenne il fiato, paralizzata dal terrore.
«Cosa dovrei fare?» lo incalzò Andrew.
«Senti… ascolta, diamoci una calmata», farfugliò Lucas, indietreggiando con le braccia tese. «Fratellone, non puoi reagire così! Sei arrabbiato, sei…»
«Sono tuo fratello solo adesso? Non lo ero mentre ti scopavi la mia donna.»
«È per lei che dovremmo litigare? Per questa troia?!»
Con un guizzo fulmineo, Andrew Cruel avanzò. La lama lacerò la carne in un baleno, sospinta in profondità da un affondo rabbioso, rigirando crudelmente le viscere. Un’esclamazione di furente stupore animò il volto di Lucas e il grido di Flo risuonò nella notte.
Mentre Lucas si accasciava al suolo, Andrew rivolse lo sguardo su di lei. Quest’ultima gli scaraventò addosso un cuscino al solo scopo di distrarlo, dopodiché balzò fuori dal letto e abbandonò la stanza.
«Flo!» tuonò il giovane, correndole dietro.
La ragazza scattò rapida in corridoio e agguantò il proprio impermeabile dall’attaccapanni con una tale veemenza che l’asta cadde, sbarrando la strada ad Andrew. Bloccato dall’ostacolo improvviso, il giovane scorse i lunghi ricci di Flo mentre svanivano oltre la porta d’ingresso e, per un momento, udì il morbido affrettarsi dei suoi piedi nudi giù per le scale. Dall’esterno, il vociare alterato degli inquilini risuonò tra i pianerottoli.
Andrew restò immobile per un momento, ansimante, ragionando in fretta su ciò che aveva fatto. Quando si voltò indietro e vide Lucas riverso al suolo in una pozza di sangue, il coltello gli scivolò dalle dita e cadde sferragliando sul pavimento.
Le implicazioni della propria furia lo colpirono con tale ferocia da suggerirgli la presenza di una lama piantata nel ventre.
«Va’ da lei», gli consigliò Frahazanard.
Andrew Cruel scosse il capo come inebetito.
«Raggiungila!» insistette il globo. «Se non la prendi per primo, qualcun altro te la porterà via.»
Andrew Cruel prese una decisione e scavalcò l’attaccapanni, fuoriuscì sul pianerottolo e abbandonò per sempre l’appartamento del fratello. Scese rapidamente le scale tra l’allarmismo generale degli altri inquilini, senza prestare attenzione a nessuno di essi. Era appena arrivato al pianterreno e stava aprendo il portone quando, dall’alto, uno straziante urlo femminile risuonò per il palazzo. Qualcuno gridò a gran voce di chiamare un’ambulanza; un altro gli fece eco, invocando la polizia.

Continua…