Trascendenza – Capitolo 1

Trascendenza1

Al suono di una singola Parola del Creatore, il Nulla fremette e oscillò rapido, si contrasse nella sete di quell’energia che serbò per sé, come ricordo di una volontà inarrestabile; poi, da Nulla, divenne.
Quale trama può mai avere tanta forza per trattenere nelle maglie tutta l’essenza, la scintilla che divide il Nulla da qualcosa? Se non avesse avuto coscienza di essere, qualunque cosa fosse diventato il Nulla non avrebbe differito poi molto da ciò che era prima. Eppure, senza alcun dubbio era Terra.
Non c’era un sopra, non c’era un sotto, niente all’infuori di Terra che non fosse Terra, a sua volta composto da frazioni infinitesimali di Terra che erano minuscoli frammenti di una realtà più grande, tanto vasta che nessuno poteva dire dove cominciasse e dove avesse termine.
Rak-Rak era nella Terra e Rak-Rak era Terra, così come lo erano i suoi antenati, i suoi fratelli e i suoi discendenti. Erano laboriosi, facevano Terra finché erano troppo stanchi per continuare, quindi riposavano e ricominciavano solerti. Talvolta litigavano, è inevitabile, ma non potevano essere in disaccordo. Come avrebbero potuto? Erano tutti Terra, tutti dal primo all’ultimo, eppure individualmente isolati. Ciascuno aveva la propria opinione riguardo la Terra, ciascuno lavorava a modo proprio, benché il risultato fosse il medesimo per chiunque. Rak-Rak e i suoi fratelli, talvolta, facevano in modo di riposare assieme per avere la possibilità di parlare: gli argomenti erano assai limitati, ma nessuno se ne stancava mai. Ridevano. Gli antenati di Rak-Rak facevano lo stesso e altrettanto i figli. Rak-Rak intuiva che la generazione dei singoli esseri Terra fosse una faccenda molto personale per chiunque, ma non ne aveva mai discusso con nessuno.
Il tempo trascorreva e Terra fu a lungo.
A un certo punto, risuonò una nuova Parola del Creatore.
Rak-Rak, che in quel momento era impegnato, per la prima volta smise di lavorare senza essere ancora stanco e si guardò intorno: qualcosa gli veniva incontro e non era Terra, non aveva la consistenza di Terra o l’odore di Terra. Neanche l’aspetto era Terra. Allungò una mano per toccarla e quella rise con una voce che non poteva appartenere a Terra.
«Io sono Rak-Rak», disse. «Tu chi sei?»
«Chaka», rispose quella, stupita dell’incontro tanto quanto Rak-Rak. «Io sono Acqua. Tu cosa sei?»
«Terra. Non ci sono Terra da voi?»
«I miei fratelli e le mie sorelle sono tutti Acqua. Anche i miei figli sono Acqua.»
«E i tuoi antenati sono… Ac… Accua?» domandò Rak-Rak, incespicando nel pronunciare quella parola tanto strana.
«Io non ho antenati», rispose Chaka con un sorriso. «Perché mi guardi così?»
«Non ti conosco. Non sapevo che potessi esistere e ho paura.»
«Perché?» rise Chaka. «Io sono così felice di conoscerti! Vieni con me, vieni da noi, porta i tuoi fratelli e le tue sorelle, porta i tuoi antenati e i tuoi figli! Staremo insieme!»
Rak-Rak inarcò un sopracciglio e guardò Chaka con sospetto: non sapeva se fidarsi, ma la tentazione era forte.
«Dove vivete tu e i tuoi fratelli e le tue sorelle, tu e i tuoi figli?»
«Viviamo ad Acqua perché siamo Acqua. Vieni, venite tutti con noi!»
«Non posso». Rak-Rak assunse un tono solenne. «Stavo appunto lavorando. Devo fare Terra.»
«Oh, sembra un lavoro molto faticoso», tintinnò Chaka, incuriosita.
«Lo è», confermò Rak-Rak, dandosi una certa importanza. «Bisogna essere forti, bisogna essere costanti! Voi non lavorate a… Acqua?» domandò, fiero di aver centrato il termine.
«Noi scivoliamo. È così bello lasciarsi andare, correre in tutte le direzioni, trovare nuovi percorsi da seguire!»
«Deve… deve essere magnifico», sospirò Rak-Rak, concedendosi un sogno al quale non aveva mai pensato. «Ma… il lavoro… non posso lasciarlo, non sono ancora stanco.»
«E se venissimo noi da voi, a Terra?» ragionò Chaka. «Promettiamo di non disturbare il vostro lavoro, lo giuriamo solennemente!»
«Questa sì che è una bella idea!» esclamò Rak-Rak con voce roca, cedendo alla lusingha. «Porta i tuoi fratelli e le tue sorelle a Terra, porta i tuoi figli! Io andrò a dirlo ai miei antenati e ai miei fratelli e alle mie sorelle, ai miei figli, e dirò loro di prepararsi ad accogliervi.»
«Sta bene». Chaka gli rivolse un dolce sorriso.
Acqua venne a Terra e l’universo divenne qualcosa di più grande e complesso, qualcosa che prima non esisteva.
Rak-Rak ritrovò Chaka e i due si presero per mano. Cessavano di esistere in quel momento e rinascevano uniti, singoli, nuovi, migliori. Era tutto più bello e più facile da quando Terra non era più Terra e Acqua non era più Acqua, ma un miscuglio tra le due cose.
Laddove Rak-Rak toccò Chaka ed entrambi sparirono, apparve Moddo. Moddo, che possedeva solo un vago ricordo di ciò che era stato come Rak-Rak e come Chaka, non aveva antenati e non aveva ancora figli; ma aveva fratelli e sorelle. Quel ricordo vago dell’ineffabile passato l’avrebbe serbato in fondo al cuore senza riconoscerlo. Talvolta, immagini trascorse riaffioravano nei sogni e ricordava gli antenati, i fratelli e le sorelle e i figli che non esistevano più, miraggi intangibili che svanivano al risveglio, lasciandosi dietro una dolce malinconia.
Qualche volta, Moddo credeva che anche tutti gli altri condividessero la stessa malinconia, ma era sciocco rimpiangere il passato quando il presente era tanto dolce. Dolce quanto il sorriso che aveva sancito la propria nascita.

Continua…

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